EDITORIALE
di Beno
Nostalgico io? Beh, forse un po’, però non fino al punto di sostenere che si stava meglio quando si stava peggio! Non rimpiango certo quell’infernale Valtellina «popolata quasi esclusivamente da gente imperfetta per enormi gozzi, per cachessia, per idiotismo completo», ma mi sarebbe piaciuto vedere quella valle verde, ben curata, con grandiosi ghiacciai che il Meyer ritrasse nel 1831, che Angelo Umiltà - volontario nei Bersaglieri dello Stelvio - attraversò nel 1866 e che Bruno Galli-Valerio raccontò qualche decennio dopo. Non rimpiango la terra intrisa di Roundup delle vigne, gialla e polverosa come il deserto, priva di vita per il Carposan, né le inalazioni di tòsech delle giornate a daquà, ma mi mancano le vendemmie, i sabati nei quali tutte le famiglie erano allegramente a fa mešté in campi o in boschi maniacalmente ordinati anziché calcate nei centri commerciali di una valle mezza a zèrp e mezza cementata.
Non rimpiango il Mallero né rosso, né blu, né verde per gli sversamenti del Fossati dopo la colorazione delle stoffe, ma che questa provincia abbia perso industria, artigianato e conoscenze sì.
Non rimpiango né la strettoia di Grosio, né il dover attraversar Sondrio tutte le volte, ma quanto vorrei ancora metterci solo 10 minuti da Montagna a Berbenno col vecchio Panda, meno traffico, meno capannoni, meno rotonde... e la piana di Castione tutta prati e granoturco! Non rimpiango il clientelismo e il nepotismo delle due banche valtellinesi, ma osservo che ora che hanno capitolato la nostra provincia non ha più armi per difendersi dalla calata dei Lanzichenecchi dei fondi d’investimento che se ne spartiranno i brandelli.
Rimpiango di non avere più vent’anni, età in cui nulla ha una fine - energie comprese - e ci sono mille sogni da realizzare, ma sono felice d’averli vissuti 20 anni fa in una società meno reazionaria, non completamente omologata in un eterno presente, che m’ha lasciato l’illusione di poter cambiare qualcosa di questo mondo e la possibilità di mettere in piedi una rivista che oggi non avrebbe la benché minima speranza di nascere, o al più sarebbe immediatamente neutralizzata dall’entropia distruttiva della rete!
Mi chiedo spesso se della Valtellina «lontana dal turismo, lontana dalla frenesia del vivere moderno, lontana dal traffico, lontana dagli scempi edilizi» - di cui scrivevo nell’editoriale del n.1 di questa rivista - non si sarebbe potuto buttar via solo l’acqua sporca e tenere il bambino. Forse sì, se solo fossimo stati meno invidiosi, meno avidi, meno perbenisti, meno cortigiani, ma più coesi, più consapevoli della storia della nostra terra e delle sue potenzialità, evitando di ripetere ciclicamente gli stessi errori. Ma quelle radici, che se innaffiate avrebbero potuto far rigermogliare l’albero che rendeva eccezionale la nostra valle, le abbiamo consegnate a rappresentanti eletti per farle a pezzi e, dopo averle strappate dal loro contesto, reinterpretate con le sciocchezze della propaganda, marchiate con etichette alla moda, spacciarle alle fugaci orde di turisti quali costose reliquie appartenute al santo montanaro.
Ogni volta che supero una certa quota, però, l’immaginazione corre su una strada illuminata da lampi d’ottimismo: ho la sensazione che qualcuno abbia nascostamente fatto la talea di quell’albero. Forse più di una. È da qualche parte in un vaso di terracotta, in attesa di ventenni che la trapiantino e, finché è piccola, la difendano dalle capre, dai politici, dalla burocrazia, dai social e dagli speculatori.
Hanno collaborato a questo numero:
Adele Mori, Alessandra Morgillo, Andrea Sem, Beno, Carlo Nani, Corrado Lucini, Dicle, Fausto De Bernardi, Fabio Pusterla, Flavio Casello, Franco Monteforte, Giuliano Giacomella, Gabriele Fusetti, Giacomo Meneghello, Gioia Zenoni, Giovanni Rovedatti, Jean Malka, Kim Sommerschield, Laura Bizzanelli, Luciano Bruseghini, Marco Bettomè, Mario Pagni, Marino Amonini, Marzia Possoni, Matteo Gianatti, Matteo Tarabini, Mauro Premerlani, Mino Conforti, Oreste Forno, Paolo Iunco, Raffaele Occhi, Renzo Benedetti, Roberto Ganassa, Roberto Lisignoli, Roberto Moiola, Sergio Scuffi, Silvio Gaggi, Thomas Ruberto e Tiziano Azimonti.
Si ringraziano inoltre:
Avis Comunale di Sondrio, Andrea Martocchi, Cai Valtellinese (archivio Corti), don Saverio Xeres, Giordano Gusmeroli, Luciana Gaggini, Luciano Giannitrapani (archivio Arnaldo Moreo), Ivan Peri, Selene Oregioni, Stefano Galli, l’Ufficio federale di topografia Swisstopo e ETH Bibliotek Zürich Bildarchiv per render pubbliche e fruibili importantissime documentazioni storiche, tutti gli intervistati e quelli che ci hanno accompagnato nelle gite, i/le top model, la Tipografia Bonazzi, gli edicolanti che ci aiutano nel promuovere la rivista, gli sponsor che credono in noi e in questo progetto... e tutti quelli che ho dimenticato di citare.