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n.38 - Autunno 2016 - dal 21 settembre nelle migliori edicole

n. 38 - autunno 2016SPECIALI
10    Giuseppe Ongania (1869-1911) Un sindaco-alpinista d'altri tempi
19    Racconti di Antonio Boscacci Se non vuoi fare la fine del sacrestano di Ardenno
22    La strada de la machina La decauville da Armisa a Vedello
28    Inverno sostenibile A proposito di motoslitte

ALPINISMO
30    Alta Valtellina Cassa del Ferro (m 3140)
40    Valchiavenna Attorno al pizzo Perandone ( m 2455)
50    Val Masino Cima d'Arcanzo (m 2714)
62    Alta Valtellina Campo dei Fiori
75    Approfondimenti I drogati dello Stelvio

ESCURSIONISMO
78    Bassa Valtellina Sulle creste di val Lésina
86    Approfondimenti Capra orobica: intervista a G. Giovannoni
88    Valmalenco Alta Via: VIII tappa (Cristina-Piasci)
98    Approfondimenti Amianto, torba, calce e pastori
106  Media Valtellina Percorsi di corsa: Aprica-pian di Gembro

RUBRICHE
116  Viaggi Urali meridionali
126  Natura Stambecco alpino
132  Rubriche Le foto dei lettori
144  Giochi
 Soluzioni del n.37 e concorsi del n.38
146  Le ricette della nonna Marmellata di rabarbaro
 

EDITORIALE 

«I tedeschi, ha scritto Schopenhauer, cercano nelle nuvole quanto sta loro tra i piedi. Quante volte mi son sentito la voglia di applicare questa frase agli alpinisti lombardi che van cercando nelle alpi piemontesi e venete quelle bellezze che tanto più facilmente troverebbero nelle Alpi nostre. Quanti sono quegli alpinisti lombardi che conoscono a fondo quelle belle montagne che rinserrano la Valtellina e la separano dalla Valsassina, dalle valli Bergamasche, dalla Val Camonica, dal Tirolo e dai Grigioni? Ben pochi e anche quei pochi hanno limitato le loro ascensioni a qualcuna delle vette più rinomate.» Così Bruno Galli-Valerio nella prefazione del suo capolavoro Cols et sommets edito a Losanna nel 1911. In 105 anni niente è cambiato, se non che spesso le mete di alpinismo e trekking sono ancor più distanti: Ande, Africa, Himalaya... I lombardi e gli stessi valtellinesi ignorano molti dei tesori nascosti tra le nostre montagne. Ma se questi esistono, allora perché cercare avventura solo in terre lontane? Non ditemi che siete così succubi delle mode che vi accontentate del ruolo di pecorelle nel rumoroso gregge del turismo di massa! In questo numero abbiamo selezionato itinerari eccezionali su cui è calato il sipario dell’abbandono. Toccheremo alpeggi, villaggi, opere dell’uomo e monumenti naturali che dovrebbero invece far parte del mai istituito “Patrimonio dei valtellinesi e dei valchiavennaschi”. Dentro il Bosco, Al Mot, Arcanzo, la Cassa del Ferro, Campo dei Fiori, Cavaglia, Dagua sono solo alcune testimonianze di una terra in cui l’uomo e la montagna avevano trovato equilibrio ed armonia. Andate a visitarli e rimarrete impressionati da ciò che ci ha tanto entusiasmato ritrovare, portando “la luce dell’ alba nei luoghi tramontati”!

di Beno

 
 
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