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n.45 - Estate 2018

n. 45 - Estate 2018 SPECIALI
11 Gilberto Melzi (1868-1899) La breve stagione di un conte alpinista
18 Racconti di Antonio Boscacci La Marcia Tartara
24 Arrampicata La palestra di roccia della Sassella
30 Cesare Sertore Il pastore di Ron

ALPINISMO
32 Valmalenco Traversata integrale delle cime di Musella
46 Alta Valtellina
L'anello del Dosegù
56 Valchiavenna Monte Beléniga (m 2639)
67 Approfondimenti Klaus Jacobsen: un liutaio a Lottano

ESCURSIONISMO
70 Val Màsino Sentiero Roma IV tappa: dall'Allievi alla Ponti
82 Approfondimenti I rifugi Allievi e Bonacossa: intervista ad Antonello Fiorelli
87 Approfondimenti  I rifugi della val Torrone
88 Approfondimenti I ghiacciai di valle Zocca, Torrone e Cameraccio
92 Alta Valtellina Al Mót (m 2716)
100 Al di là del Gavia Escursioni al passo del Tonale
110 Valchiavenna Lago Azzurro
114 Approfondimenti Amleto Del Giorgio & Samolachesi in vallle Spluga

RUBRICHE
118 Viaggi Scozia: the Old Man of Stoer
126 Natura L'esercito delle formiche
133 Rubriche Oggetti di una volta
136 Rubriche Le foto dei lettori / Giochi
146 Le ricette della nonna Pesto di ravanelli


EDITORIALE
di Beno

Avevo da poco letto la ricerca di Raffaele Occhi riguardante Gilberto Melzi, un alpinista che ebbe una vita breve quanto intensa. Stavo scendendo da Sondrio a Morbegno...
A Castione, oltre la rotonda della Sassella, la statale è affiancata da una strada che distribuisce i consumatori in un "non luogo" denso di capannoni dove vengono impinzati di prodotti di consumo, dai più ai meno inutili. Se non si sbaglia uscita alla rotonda della Sassella e si resta sulla statale, in 2-15 minuti a seconda del traffico ci si lascia alle spalle tale lunghissimo outlet posto a schermo dei vigneti.
In quei 2-15 minuti constatavo che i più avevano sbagliato uscita barattando un tramonto mozzafiato con delle luci al neon. Ho ripensato a quanto scriveva Melzi a fine '800 sui nostri valligiani: "Dolorosa prova della vita di privazioni e di stenti alla quale furono condannati gli abitanti di una regione così poco ospitale, i quali volendo immaginare il più terribile dei supplizi per le anime dei colpevoli, nulla seppero ideare di peggio che il condannarli ad errare eternamente nelle solitudini ghiacciate delle loro montagne".
In quei 2-15 minuti guardando quelle stesse nostre montagne, dove oggi la gente va per trovare un po' di pace e di svago dal mondo che si è creato, ho pensato con rammarico che negli ultimi anni siamo stati in grado di costruire dei luoghi peggiori di quello che i nostri avi immaginavano potesse essere l'inferno.
Dite che esagero? Se San Pietro non aprisse le porte del Paradiso, a quanti di voi piacerebbe che l'anima vagasse tra scaffali infiniti, costretta a saziare un'irrefrenabile voglia di fare acquisti, anziché sui monti?
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