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n.46 - Autunno 2018

n. 45 - Estate 2018 SPECIALI
10 Alfredo Corti (1880-1973) “Dal palpito delle stelle al più misero bruco”
24 Racconti di Antonio Boscacci Come grandi aquile bianche in controluce
30 Cesare Sertore Il cortometraggio sull'ultimo pastore di Ponte in Valtellina

ALPINISMO
32 Valmalenco Dalla cima di Vazzeda al passo di Mello
42 Valchiavenna Pizzo Cavregasco (m 2535)
54 Alta Valtellina Al Vach (m 3059)
64 Approfondimenti Il lago termocarsico

ESCURSIONISMO
66 Alta Valtellina L'anello della Sforzellina
76 Val Màsino/Valmalenco
Sentiero Roma V tappa: dalla Ponti a Chiesa
84 Approfondimenti I rifugi Ponti, Desio e Bosio
87 Approfondimenti  Il ghiacciaio di Preda Rossa
88 Porte di Valtellina Monte Pagano. La "Fortezza Bastiani" del Mortirolo
94 Valchiavenna Alp de Suée
99 Approfondimenti Formaggi e ricotte di Sergio e Stefano Tavasci
103 Approfondimenti Alpeggi in val Bodengo: proprietari, contratti di affitto e acquisti
104 Versante retico Due percorsi di corsa attorno al rifugio ADM

RUBRICHE
116 Viaggi Siberia Meridionale
122 Natura Chiocciole e lumache
126 Fiori di montagna Genziana
130 Poesie dialettali Ol gròp sü 'n del panèt
132 Rubriche Oggetti di una volta
134 Rubriche Le foto dei lettori / Giochi
146 Le ricette della nonna Farmacia alpina: eufrasia


EDITORIALE
di Beno

«Se io volessi uscire a mangiare una pizza e una bibita», mi spiegò un giorno il Cesare, «mi occorrerebbero almeno 10 euro. Il latte viene ritirato a 30 centesimi al litro, per cui dovrei vendere più di 30 litri di latte. Per un pastore che alleva secondo tradizione uscire a mangiare una pizza è un grosso sacrificio, per questo ti ho invitato a casa e ho cucinato il riso con gli asparagi selvatici.»
Mi torna spesso in mente quel prelambolo che Cesare aveva fatto a un pranzo assieme. Altro non era che un esempio della moderna versione della schiavitù, ufficializzata dal mercato che ha stabilito arbitrariamente il valore del tempo delle persone. Altissimo per taluni professionisti, eletti perciò a padroni; irrisorio per altri, che si ritrovano loro malgrado a vestire i panni degli schiavi, con un tornaconto inferiore a un euro all'ora.
Non alla carenza di infrastrutture o sussidi, ma a questa forma di ingiustizia sociale, amplificata dai bisogni indotti dal consumismo, si deve l'abbandono delle attività tradizionali nei territori montani, sebbene i nuovi mezzi tecnologici avrebbero potuto rendere tali impieghi meno gravosi.
Questa forma di ingiustizia sociale colpisce soprattutto i giovani, castrandone la capacità innovatrice e dando loro come assurdo obbiettivo l'attesa della vecchiaia in cui da sfruttati si può diventare sfruttatori.
A tutto ciò ci si può ribellare anche senza esser denunciati per furto: ad esempio si offre più denaro per i prodotti sottovalutati dal mercato acquistandoli solo da filiere brevi, oppure si barattano le prestazioni lavorative sempre con la regola che un'ora è un'ora per tutti, al limite due se necessario l'uso di particolari attrezzature o studi avanzati.
Servirebbe però il coraggio di rinunciare ai propri privilegi in un'epoca in cui “etica” non è un valore imprescindibile ma un sinonimo di “ingenuità”.
 
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