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n.48 - Primavera 2019

n. 48 - Primavera 2019 SPECIALI
10 Vincenzo Schiavio (1888-1954) “Silenzioso, tenace, valoroso, modestissimo alpinista”
20 Racconti di Antonio Boscacci Dos gardenias para ti
24 Gianpietro Bottà Trofeo Vanoni, corsa in montagna e amicizia
29 Soul Silk In bici dall'Italia alla Cina
34 Andrea Lanfri Tre dita per toccare il tetto del mondo

ALPINISMO
42 Valmalenco Cima di Postalesio (m 2979)
50 Orobie Pizzo dell'Omo (m 2773)
58 Alta Valtellina Monte Arpesèl (m 2756)
67 Approfondimenti Vermulèra e le alpi di Grosio

ESCURSIONISMO
68 Valchiavenna Frasnedo (m 1287)
76 Valchiavenna Rifugio Volta (m 2212)
80 Valchiavenna Pizzo Ligoncio (m 3033)
85 Orobie Da Morbegno a Rasura
95 Approfondimenti Transumanza all'alpe Grasso

RUBRICHE
102 Viaggi Isole Faroe
113 Natura Rombo il Bombo
119 Natura Il croco
124 Fumetti Poggi Texas Rangers
130 Sport La triade dell'atleta
132 Rubriche Oggetti / Foto dei lettori
146 Le ricette della nonna Malva in tavola


EDITORIALE
di Beno

Un giorno della primavera di 10 anni fa io, Fausto, Mario, Andrea e Gioia eravamo sdraiati su un piccolo terrazzo d'erba, crochi e muschio appena sgombro dalla neve sulle pendici del monte Masuccio. In basso Tirano, in alto il cielo grigio. Piovigginava, ma era caldo. Una giornata di quelle dove le ambizioni alpinistiche si infrangono contro lo scoglio del buon senso e allora, visto che la montagna era meta imprescindibile dei fine settimana, ci eravamo inventati una discesa indiavolata con le ciaspole, facendo a gara a chi incappava nella caduta più rocambolesca. Non ricordo chi avesse vinto, ma eravamo tutti pieni di ammaccature. Eravamo esausti a terra a ridere e scherzare, con l'umido del terreno che ci aveva già impregnato tutti i vestiti, ma nessuna voglia di rialzarci. «Ci lasciamo diventare humus!»
Poi venne il momento di discutere dei piani futuri. Fausto, inaspettatamente, esclamò: «Anche se finisse tutto ora io non potrei essere più felice». In silenzio, come credo abbiano fatto anche i miei compagni, espressi il mio pieno consenso e poi mi addormentai. Non è sempre necessario parlare quando si è tutti sulla stessa lunghezza d'onda.
Passarono poche settimane e Fausto se ne andò. Un incidente inspiegabile in una innocua passeggiata dopo-lavoro nelle montagne lecchesi. Quella frase mi tornò subito in mente e mi fu di conforto. Quella frase mi torna in mente anche ora ogni volta che penso a Fausto. Nel suo ricordo la voglia di andare a scalare si fa ancora più forte, perchè - se fossi stato io al suo posto (ed è puramente il caso che ha scelto chi prendere) - avrei voluto che i miei compagni d'avventura avessero continuato ad andare in montagna. Anche perchè così, attraverso i loro occhi, avrei potuto esserci anche io.
In questi 10 anni spero così di avergli fatto vedere un sacco di posti nuovi e vivere tante emozioni, ben mascherando quella nostalgia per la sua lontananza che non vuol guarire.
Fantasticando mi chiedo come sarebbe Fausto nel 2019 se non fosse accaduto quell'incidente. I suoi capelli si sarebbero ingrigiti come i miei? Avrebbe messo su la panza o famiglia? Sarebbe diventato smartphone dipendente?
Non riesco proprio ad immaginarmelo ingabbiato negli stereotipi del mondo degli adulti: lui era un libero sognatore e continuerà ad avere 34 anni e idee folli che vanno subito portate a termine da noi amici che ne abbiamo raccolto l'eredità.

 
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