 Ricordo
che alle scuole elementari ci facevano fare i disegni dei luoghi dove
avevamo trascorso le vacanze estive. Io, che l’estate la passavo
interamente in Val Masino, disegnavo montagne appuntite. Ricordo che le
coloravo facendo la cima bianca ed acuminata, poi il cono,
allargandosi, lo dipingevo di grigio, infine, la base, era un tripudio
di verde pieno di ruscelli blu.
Erano disegni che andavano
spesso incontro a severe critiche, o a visibile scetticismo, da parte
dei miei compagni. C’era chi disegnava ombrelloni con spiagge
assolate e chi riproduceva la propria casa di Roma, quei pochi che
osavano rappresentare delle montagne lo facevano in modo diametralmente
opposto al mio: piatte, tozze,tutte marroni e senza alcun fiume. Mi
sono chiesto per anni che caspita di montagne avessero visto.. come
è possibile che non ci siano gli alberi?.. mi chiedevo ..E la
neve dov’è?.. Tra me pensavo che i loro disegni fossero
inventati per fare bella figura con la maestra e ricordo che mi
incavolavo anche, come quella volta che andai con mia nonna al rifugio
Ponti in Val Masino. Arrivati, mi misi a piangere: “Tutto qui?
Siamo gia arrivati? Voglio salire ancora”, la nonna, disperata ,
acconsentì portandomi fin sulla morena del ghiacciaio del
Disgrazia: avevo 6 anni.
Ogni volta che tornavo a Roma con
l’inizio delle scuole mi si strappava l’anima dal
dispiacere. Lasciavo quelle montagne grigie e verdi per tornare in
città da dove, lontanissime, oltre lo smog, scorgevo le anonime
forme piatte, tozze e tutte marroni che i miei compagni di classe
chiamavano “montagne”.
Solo l’estate, in
Val Masino, tornavo sulle “mie” montagne. Crescendo, ho
iniziato a girarle come e dove volevo io, sono stati anni di avventure,
spesso anche azzardate, ma è li che ho capito che la montagna
dovevo viverla durante tutto l anno, anche nella mia città:
Roma..
All’inizio è stato difficile, non
conoscevo nessuno e andavo da solo. Mi sono perso centinaia di volte in
tentativi falliti alle cime più diverse, imprecando e
disprezzando l’Appennino e la sua natura arida, scorbutica e
lunare: ma ho perseverato. Lentamente, passo dopo passo, ho così
iniziato a frequentare queste montagne marroni e tozze ed ho scoperto
boschi di faggio, cime aguzze e nevose e, a saperli scovare, anche i
ruscelli. Oggi, che ho definitivamente fatto pace con l Appenino,
frequento ancora la mia valle in ogni stagione. Mantengo con la Val
Masino e le mie origini, un rapporto intimo e profondo. Ed è
questa voglia di sentirmi sempre legato alla Valtellina che mi ha
spinto a scrivere sulle Montagne Divertenti, rimanendo, anche da qua
giù, con una gamba in Appennino ed una sulle Retiche.
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