FRANCESCO AVANTI


francesco avanti

Ricordo che alle scuole elementari ci facevano fare i disegni dei luoghi dove avevamo trascorso le vacanze estive. Io, che l’estate la passavo interamente in Val Masino, disegnavo montagne appuntite. Ricordo che le coloravo facendo la cima bianca ed acuminata, poi il cono, allargandosi, lo dipingevo di grigio, infine, la base, era un tripudio di verde pieno di ruscelli blu.

Erano disegni che andavano spesso incontro a severe critiche, o a visibile scetticismo, da parte dei miei compagni. C’era chi disegnava ombrelloni con spiagge assolate e chi riproduceva la propria casa di Roma, quei pochi che osavano rappresentare delle montagne lo facevano in modo diametralmente opposto al mio: piatte, tozze,tutte marroni e senza alcun fiume. Mi sono chiesto per anni che caspita di montagne avessero visto.. come è possibile che non ci siano gli alberi?.. mi chiedevo ..E la neve dov’è?.. Tra me pensavo che i loro disegni fossero inventati per fare bella figura con la maestra e ricordo che mi incavolavo anche, come quella volta che andai con mia nonna al rifugio Ponti in Val Masino. Arrivati, mi misi a piangere: “Tutto qui? Siamo gia arrivati? Voglio salire ancora”, la nonna, disperata , acconsentì portandomi fin sulla morena del ghiacciaio del Disgrazia: avevo 6 anni.

Ogni volta che tornavo a Roma con l’inizio delle scuole mi si strappava l’anima dal dispiacere. Lasciavo quelle montagne grigie e verdi per tornare in città da dove, lontanissime, oltre lo smog, scorgevo le anonime forme piatte, tozze e tutte marroni che i miei compagni di classe chiamavano “montagne”.

Solo l’estate, in Val Masino, tornavo sulle “mie” montagne. Crescendo, ho iniziato a girarle come e dove volevo io, sono stati anni di avventure, spesso anche azzardate, ma è li che ho capito che la montagna dovevo viverla durante tutto l anno, anche nella mia città: Roma..

All’inizio è stato difficile, non conoscevo nessuno e andavo da solo. Mi sono perso centinaia di volte in tentativi falliti alle cime più diverse, imprecando e disprezzando l’Appennino e la sua natura arida, scorbutica e lunare: ma ho perseverato. Lentamente, passo dopo passo, ho così iniziato a frequentare queste montagne marroni e tozze ed ho scoperto boschi di faggio, cime aguzze e nevose e, a saperli scovare, anche i ruscelli. Oggi, che ho definitivamente fatto pace con l Appenino, frequento ancora la mia valle in ogni stagione. Mantengo con la Val Masino e le mie origini, un rapporto intimo e profondo. Ed è questa voglia di sentirmi sempre legato alla Valtellina che mi ha spinto a scrivere sulle Montagne Divertenti, rimanendo, anche da qua giù, con una gamba in Appennino ed una sulle Retiche.

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